Il Prof. Vittorio Possenti a Crema per parlare di educazione (inPrimapagina del 11 dicembre 2009)


Un incontro per tornare a parlare di educazione. Ad organizzarlo il Centro Culturale Diocesano “G. Lucchi”, che mercoledì 09 dicembre - presso l'auditorum “B. Manenti” - ha invitato il Prof. Vittorio Possenti.
Docente di Filosofia politica presso l'Università di Venezia ed autore di numerosi libri, il prof. Possenti ha avviato il discorso prendendo spunto dall'allarme lanciato lo scorso anno da Papa Benedetto XVI, il quale, in una Lettera rivolta alla Diocesi di Roma, ha parlato di emergenza educativa.
Dopo aver ricordato che la crisi pedagogica rappresenta una delle sfide più importanti della società contemporanea, Possenti ha ribadito che “è tempo di raddrizzare la barca” e riprendere in mano il problema educativo. In una società poco attenta e poco sensibile alla tematica dell'educazione, nella quale prevale il pensiero tecnico/scientifico e si è imposta sempre più la logica del “fare” e del “produrre”, le parole del filosofo suonano come un'allarme.
Parlando delle cause e delle conseguenze della crisi che la nostra società sta attraversando, il relatore ha fatto notare che la tensione educativa che ha caratterizzato parte del '900, è stata spazzata via dal '68. Molte le cause che hanno determinato tale crisi: l'affermarsi delle ideologie, la perdita del corretto concetto di autorità, il diffondersi di una cultura di tipo evoluzionistico.
E' necessario avere un'idea precisa di chi o cosa sia l'essere umano, in quanto “non è possibile educare se non si sa chi è il soggetto che dobbiamo educare”.
Pensare all'essere umano come un primate, poco più sviluppato di una scimmia – dirà il prof. Possenti – non ha di certo aiutato la crescita del pensiero in ambito pedagogico. Rispetto a tale discorso, nel corso della relazione è stato anche messo in luce come la cultura evoluzionistica possa essere considerata alla base di molte forme depressive. Una causa non secondaria di quella che – per diffusione – è stata classificata come la terza grave patologia sociale, è anche l'indebolimento dell'autostima. Come ha fatto notare il relatore, se ad un certo punto non ci sentiamo più figli di Dio e non ci concepiamo inseriti in un progetto più ampio, ma riteniamo di essere frutto del “caso”, a quel punto è pienamente comprensibile la crisi dell'uomo e la sua disperazione.
Alla domanda su cosa significhi educare, il filoso ha richiamato la frase di un autore tedesco che spesso don Giussani amava citare: “educare signica prendere per mano una persona e aiutarla a percepire il senso integrale della realtà”. Guardare le cose che ci circondano così come sono, con un atto di realismo, fa sì che inizi il processo educativo.
Nella società europea, legata prevalentemente ad interessi economici e paralizzata da quella che tempo fa fu definita dall'allora Card. Ratzinger una sorta di “stanchezza” che paralizza tutto l'Occidente, è di primaria importanza riscoprire il compito educativo e spendersi affinchè scuola e famiglia cooperino tra loro per attuare tale compito.
Da riscoprire, infine, l'autorità intesa nella sua corretta accezione. Sottolineando che la famiglia è il luogo primario dove si realizza l'educazione, il prof. Possenti ha anche rimarcato che il rapporto tra genitori e figli non deve essere di tipo paritario, ma asimmetrico. Il genitore deve essere un auctoritas, cioè “colui che dà inizio a qualcosa e la fa poi crescere”. Da non confondere, quindi, il concetto di autorità con quello di mero potere.
Una sintesi della conferenza permette di poter dire che educare è certamente una missione difficile e rischiosa, che frequentemente comporta dei fallimenti, eppure è una missione che vale la pena tentare di compiere. Solo così, infatti, è possibile trasmettere la capacità d'avere “uno sguardo in grado di aprirsi alla realtà”.
                                                                                                                                             Flavio Rozza

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